Mastoplastica additiva

L’aumento del volume del seno, congenitamente piccolo o di misura inferiore alle aspettative, viene effettuato attraverso l’impianto di protesi adeguate e proporzionate all’esigenza della paziente.

 La scelta del tipo di protesi da utilizzare viene fatta sulla base dell’esperienza del chirurgo, tenendo conto delle condizioni individuali che possono far orientare su un tipo rispetto ad un altro.

Oltre ai desideri ed alle aspettative della paziente, bisogna considerare alcuni parametri fisici quali ampiezza del torace, consistenza della pelle e della ghiandola mammaria presente.

L’intervento deve essere effettuato considerando l’equilibrio e le proporzioni delle parti evitando eccessi che potrebbero dare risultati poco armoniosi.

La protesi viene inserita praticando una piccola incisione (3-4 cm) o nel solco sottomammario o sul bordo dell’areola a seconda dei singoli casi e delle preferenze. Attraverso l’incisione viene creata una tasca o sotto la ghiandola o sotto la fascia o sotto il muscolo pettorale in cui viene alloggiata la protesi. Anche la scelta della sede (sottoghiandolare o sottomuscolare) viene fatta sulla base di valutazioni individuali spesso anche intraoperatorie. L’intervento generalmente si esegue in anestesia generale ed in ogni caso la paziente potrà tornare a casa dopo poche ore dall’intervento. La medicazione consiste nell’applicazione di alcune strisce di cerotto largo per proteggere e sostenere la mammella. Dopo la rimozione del drenaggio (necessario per prevenire una raccolta ematica) e cioè uno o due giorni dopo l’intervento, il cerotto viene sostituito da un reggiseno di contenzione che la paziente dovrà portare giorno e notte per un mesetto circa. I punti di sutura, se si utilizzano quelli non riassorbibili, vengono rimossi dopo 10-15 giorni.

E’ necessario evitare sforzi che impegnino i muscoli pettorali e la regione toracica interessata dall’intervento nei primi 15 giorni ed evitare qualsiasi pratica sportiva per 1 mese.

L’unica controindicazione all’impianto è la presenza di una qualche patologia a carico della ghiandola mammaria. La presenza della protesi non interferisce in alcun caso con la fisiologia della ghiandola mammaria per cui anche un eventuale allattamento è possibile.

L’utilizzo attuale di protesi  più sicure e “moderne” associato ad accorgimenti del chirurgo ha ridotto notevolmente rispetto al passato le complicanze post operatorie, comunque risolvibili, come la contrattura capsulare (indurimento della mammella secondario a reazione fibrosa) .

 

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